Visita la Basilica e i suoi capolavori
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"San Zen che ride"
"San Zen che ride” è uno dei più importanti simboli della città di Verona. Ne rappresenta l’anima cattolica che, assieme all’Arena, testimonial degli antichi romani, e a Giulietta e Romeo, rappresentanti del Medioevo, sono un inconfondibile biglietto da visita della città nel mondo.
Ma cos’è “San Zen che ride”? E’ la statua del Santo Patrono San Zeno protettore dei veronesi e dei pescatori d’acqua dolce, la cui festa è il 21 maggio in corrispondenza del trasferimento della sua salma nella Basilica a lui dedicata (in realtà sarebbe il 12 aprile nel calendario del martirologio).
San Zeno
San Zeno, ottavo vescovo di Verona, è vissuto nel IV secolo d. C. (muore nel 380) ed era originario della Mauritania. Proprio per questo motivo viene spesso chiamato “il Vescovo Moro”, da cui anche il colore scuro della sua statua. Si conosce molto poco della sua vita: le testimonianze storiche lo descrivono come una persona di grande cultura (si era formato alla scuola di retorica africana i cui massimi esponenti sono Apuleio di Madaura, Tertulliano, Cipriano e Lattanzio) che visse in austerità e semplicità tant’è vero che pescava il suo pasto quotidianamente nelle vicine acque dell’Adige, e che diede un grande impulso al cattolicesimo in Verona combattendo il paganesimo e l’arianesimo dilaganti.
La sua santità deriva, oltre che dalle opere compiute in vita, dalle sue azioni miracolose successive. Il primo evento miracoloso sarebbe una scommessa che il vescovo avrebbe fatto col diavolo: giocarono a palla con la punta di una montagna e una volta vinto, San Zeno avrebbe fatto portare un fonte battesimale in spalla al diavolo da Roma fino a Verona. Il secondo è l’allontanamento dei demoni dalla figlia del magistrato Gallieno di Rezia ed infine il più eclatante è il salvataggio degli abitanti di Verona colpiti dalla piena dell’Adige nell’Alto Medioevo: durante il matrimonio del re Autari con la principessa Teodolinda l’Adige ruppe gli argini e allagò la città ma giunto alle porte, aperte, della Basilica di San Zeno si fermò.
La Basilica

La Basilica, splendido esemplare di stile romanico veronese, prende la forma attuale nel 1398 dopo numerose vicissitudini. La prima chiesa, quella che ospitò lo sposalizio tra il re e la regina longobarda, venne distrutta e immediatamente ricostruita dal vescovo Raterio che ebbe i fondi dall’imperatore Ottone I di Germania.

Questa nuova chiesa venne però rasa al suolo dagli Ungari nel X secolo e le spoglie di San Zeno vennero trasportate nella Cattedrale di Santa Maria Matricolare per ritornare poco dopo nella cripta della chiesa ripristinata. Successivamente nel 1117 un violento terremoto danneggiò la chiesa che nel 1138 venne restaurata e ingrandita. L’ultimo ritocco riguardò il soffitto e l’abside che vennero inseriti nel 1398, unici elementi in stile gotico.

La facciata comprende diversi elementi che hanno avuto la funzione di modelli per la costruzione di altre cattedrali in stile romanico veronese: questi raccontano e testimoniano diverse epoche storiche e narrazioni di tipo religioso o tradizionale.

È molto singolare il rosone: molti non sanno che questo rosone è la “Ruota della fortuna”.

La funzione di dipinti e bassorilievi è quella di istruire il popolo analfabeta.
Tornando verso terra, ai lati del protiro, si trovano diciotto bassorilievi che del XII secolo: a sinistra il maestro Guglielmo tratta temi religiosi presi dal Nuovo e dal Vecchio Testamento, soprattutto dalla Genesi, mentre a destra il maestro Niccolò passa dal sacro al profano raccontando le gesta di Teodorico il Grande.

Anche il portale della chiesa, chiuso per motivi di sicurezza, racconta storie di Santi e di personaggi storici: le quarantotto formelle, ventiquattro per anta del portone, di cui è composto rappresentano San Pietro, San Paolo, San Zeno, Sant’Elena, Matilde di Canossa con suo marito Goffredo, autori di ingenti donazioni all’abbazia di San Zeno storicamente confinante con la Basilica (è stata poi distrutta e rimane oggi solo il chiostro) e lo scultore stesso. In principio le formelle, alcune delle quali fuse in Sassonia altre di scuola veronese, seguivano un filo logico ma in seguito all’ampliamento della facciata sono state rimontate in modo casuale.

La Cripta
La cripta è un vero gioiello: una chiesa nella chiesa. Sono nove le navate di cui è composta e quarantanove le colonne che sorreggono il soffitto, ognuna delle quali ha sulla sommità un capitello diverso. È li che si trova il corpo di San Zeno, custodito in un sarcofago e con il volto coperto da una maschera d’argento. Nel 1225 Adamino da San Giorgio, scolpì sugli archi di accesso alla cripta animali fantastici e mostruosi.La chiesa plebana, ossia la chiesa centrale, ha invece la pianta a croce latina e tre navate delimitate da pilastri, anch’essi a forma di croce, alternati a colonne. Colonne e pilastri presentano sulla sommità capitelli zoomorfi e capitelli corinzi a loro volta alternati. Del XIV secolo il soffitto ligneo carenato.
Il Presbiterio
Il Presbiterio è la casa di San Zen che Ride: la statua si trova infatti nell’abside alla sinistra dell’altare. L’abside che da sull’ingresso della sagrestia è contornato dal dipinto de La Crocifissione, compiuta da un allievo della scuola di Altichero da Zevio, uno dei pittori più importanti del ‘300 veneto. Sull’altare maggiore si trovano tre sarcofagi dove sono deposte le salme di San Lumicino, San Lucillo e San Crescenziano già vescovi di Verona. Ma l’opera più importante del Presbiterio è il Polittico di Andrea Mantenga, uno dei più grandi capolavori del Rinascimento italiano. È formato da due trittici: uno più grande e posto più in alto chiamato “Madonna con Bambino e Santi” e uno più piccolo nella parte inferiore detto della predella che ritrae scene di vita di Gesù. Il Polittico venne trafugato da Napoleone durante la campagna d’Italia del 1797: solo la parte superiore è stata recuperata e reinstallata nella Basilica mentre la parte inferiore è rimasta in Francia e quella contenuta oggi a San Zeno è una copia preparata da Paolino Caliari, discendente del Veronese.
La Torre Campanaria
All’esterno della Basilica si trovano la torre campanaria alta 72 metri composta da fasce alternate di tufo e cotto come la chiesa. I lavori di realizzazione cominciarono nel 1045 per volere dell’abate Alberico e continuarono fino al 1173. La sua altezza ha reso necessario, in via di costruzione, l’inserimento di archetti di tufo, di un doppio ordine di trifore e la suddivisione interna in piani. Le prime campane risalgono al 1149 e sono opera di Grismaldo: oggi solo la campanella del figar,dalla forma ottagonale, si è conservata; la sua funzione è molto particolare: veniva suonata in caso di temporali.
San Procolo
All’esterno della Basilica si trovano la torre campanaria alta 72 metri composta da fasce alternate di tufo e cotto come la chiesa. I lavori di realizzazione cominciarono nel 1045 per volere dell’abate Alberico e continuarono fino al 1173. La sua altezza ha reso necessario, in via di costruzione, l’inserimento di archetti di tufo, di un doppio ordine di trifore e la suddivisione interna in piani. Le prime campane risalgono al 1149 e sono opera di Grismaldo: oggi solo la campanella del figar,dalla forma ottagonale, si è conservata; la sua funzione è molto particolare: veniva suonata in caso di temporali.
 
 


© Basilica di San Zeno Maggiore